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La battaglia di Dj Fabo e le nostre responsabilità

by | 2 Mar 2017 | Attualità | 0 comments

Facebook X Siamo abituati a combattere solo le battaglie che ci interessano. Combattiamo per l’aborto e i medici obiettori di coscienza, se siamo donne. Combattiamo per i diritti della comunità LGBT, se siamo omosessuali. Combattiamo per la verità, quando accade un evento eclatante che la minaccia. A volte però, è sufficiente combattere senza pensarci troppo, […]

Siamo abituati a combattere solo le battaglie che ci interessano. Combattiamo per l’aborto e i medici obiettori di coscienza, se siamo donne. Combattiamo per i diritti della comunità LGBT, se siamo omosessuali. Combattiamo per la verità, quando accade un evento eclatante che la minaccia. A volte però, è sufficiente combattere senza pensarci troppo, soprattutto se si parla del diritto di scegliere come vivere.

Dj Fabo è morto alle 11.40 del 27 febbraio 2017. 

Nella sua autobiografia raccontava di aver vissuto di passioni, per le moto, per gli amici, poi per i viaggi e per la musica, fino al giorno in cui, tornando a casa da una serata in un locale di Milano, in un incidente perse la vista e diventò tetraplegico. 

“Le mie giornate sono intrise di sofferenza e disperazione non trovando più il senso della mia vita ora. Fermamente deciso trovo più dignitoso e coerente, per la persona che sono, terminare questa mia agonia”. 

In Italia l’ultima proposta di legge sul “fine vita” risale al 2010, dopo il caso di Eluana Englaro: la legge fu approvata in Parlamento ma non al Senato. Così Fabiano Antoniani, dopo aver chiesto aiuto al proprio Stato, è stato costretto a recarsi in Svizzera per poter morire, e l’aiuto lo ha trovato in Marco Cappato dell’associazione Coscioni (associazione no profit legata al Partito Radicale, che combatte per i diritti delle persone malate).

Marco Cappato, come aveva annunciato su Twitter, è andato ad auto-denunciarsi per avere aiutato dj Fabo a compiere il suicidio assistito. Adesso Cappato rischia dodici anni di carcere, ma è pronto a lottare in nome delle libertà individuali e i principi di un paese civile, dove ognuno abbia la libertà di scegliere come, dove e quando morire. 

“Ora lo Stato ha due strade: o fare finta di nulla, nel senso che essendosi tutto svolto fuori dall’Italia fa finta di non sapere niente oppure incriminarmi e io spero che lo faccia” ha affermato Cappato. Anche le istituzioni sono rimaste colpite da quanto accaduto, ma l’argomento resta sempre spinoso. In Italia esistono sei proposte di legge sul testamento biologico, non sull’eutanasia. Il testamento biologico secondo molti, sarebbe il primo importante passo politico per rispondere ad una questione sollevata già da molti anni: dal 2004, sono circa 150 gli italiani che si sono recati in Svizzera per suicidio assistito o eutanasia.

Dj Fabo ha reso pubblica la propria morte perché tutti, dai politici ai cittadini, si rendano conto che il diritto a morire come, dove e quando vogliamo, è un nostro interesse a prescindere dalla nostra posizione: possiamo scegliere di rimanere legati ad una macchina, oppure di porre fine alle sofferenze con l’eutanasia, ma finché non abbiamo una legge, sarà sempre lo stato a decidere cosa dobbiamo fare.

<a href="https://sopralerighe.it/author/m-greco/" target="_self">Marialuisa Greco</a>

Marialuisa Greco

Marialuisa (da sempre Malù) nasce a Caserta, giusto in tempo per vedere alla televisione la caduta del muro di Berlino. Decide di coronare le sue passioni (letteratura, scrittura e politica), con rispettive lauree e master. Nessun diploma tra quelli presi, però, attesta che le piaccia uscire, fare festa e correggere gli altri sulla grammatica italiana.

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