Select Page

I pro e i contro della partita iva

by | 19 Jan 2017 | Economia | 0 comments

Facebook X Una riflessione per i nuovi freelance con tanti dubbi Apri la partita IVA e sarà lei a mangiare te. Questo è l’augurio più sentito che ho ricevuto il primo giorno che ho iniziato a lavorare da libera professionista. Il giorno in cui ho stabilito con me stessa che avrei insistito nel voler lavorare […]

Una riflessione per i nuovi freelance con tanti dubbi

Apri la partita IVA e sarà lei a mangiare te. Questo è l’augurio più sentito che ho ricevuto il primo giorno che ho iniziato a lavorare da libera professionista. Il giorno in cui ho stabilito con me stessa che avrei insistito nel voler lavorare da sola, senza capi né sottoposti, il giorno in cui ho formalizzato con lo stato un rapporto fiscale che ci legherà da qui alla mia pensione, forse. Scrivo questo articolo perché quando si parla di partita IVA nasce subito un equivoco di partenza che si esprime con le seguenti tre parole: “Ma le tasse?

L’equivoco è un po’ lo stesso che attanaglia il mondo del lavoro allo stato attuale sul suolo italiano

…e vorrei chiarirlo una volta per tutte. Quando parlo di quello che faccio per campare con delle persone di una o due generazioni oltre la mia, percepisco una certa sorpresa e un mix sentimenti di curiosità e scetticismo. “Gli adulti”, quelli cresciuti con la certezza del posto di lavoro e della sicurezza della pensione, quelli vissuti col ritornello del pezzo di carta per esser chiamato dottore, quegli adulti che potevano scegliere tra la professione del padre oppure l’Università, sono i primi scettici della libera professione.

Nel loro ragionamento, per nulla affatto errato, puntano l’ago della bilancia sulla eccessiva pressione fiscale dello stato sui fatturati raggiunti con fatica e mi fanno giustamente notare che il gettito erario arriva a ingurgitare fino al 67 per cento dei guadagni. Capisco bene la preoccupazione della classe media che sa con estrema certezza che, nonostante gli sforzi compiuti per sistemarsi e per lavorare, non potrà nemmeno godere di una pensione in vecchiaia. Capisco il timore degli imprenditori che poco più di un lustro fa hanno dovuto fare i conti con la recessione, gli aumenti delle tasse e il caos finanziario globale. Capisco i cinquantenni di oggi delusi e impacciati in un mondo frenetico che non sembra più essere il loro. Comprendo tutte queste preoccupazioni e ne faccio tesoro tutte le volte che un “adulto” si diletta a raccontarmi come diventare grandi.

Ma come diventare grandi in un posto così difficile?

I giovani di un popolo come quello italiano vivono una vita doppia fatta delle carezze della famiglia e della rabbia che la società civile scaglia loro addosso. Siamo stati chiamati schizzinosi e bamboccioni. Un Ministro ha constatato con piacere che per alcuni di noi, l’unica strada percorribile sia il passaporto e un biglietto di sola andata per la-patria-dei-camerieri-che-ce-l’hanno-fatta. Insomma, questi giovani sono un peso, sono una massa informe di svogliati senza futuro che approfittano del periodo dell’istruzione per distruggersi con le proprie mani. Tra titoli di studio improbabili, università telematiche e stage fino ai 35 anni, i giovani sono sempre la zavorra sociale e al tempo stesso, i primi grandi recettori dei cambiamenti della società. Sono i giovani che si interfacciano con gli stravolgimenti sociali. Sono i giovani che interpretano i cambiamenti nel tempo e che li fanno propri cercando di uscire di casa e di entrare in società. Sono i giovani che si faranno carico del sostentamento degli anziani e sono i giovani che sperimentano sulla propria pelle i fallimenti degli adulti che li hanno preceduti.

 Perché spaventa?

Perché richiede un impegno più particolareggiato rispetto alla prestazione lavorativa subordinata. Perché le tasse le devi pagare di tasca tua (in tempo!) e spesso lievitano al punto da diventare più alte di quello che hai guadagnato. Perché cercarsi i clienti da solo è faticoso e può portare diversi buchi nell’acqua. Perché tra commercialista, INPS, gestione separata e rivalsa non ci capisco nulla. Il mio scopo non è quello di convincerti ad aprire la partita IVA. Voglio solo fugare gli ultimi dubbi a chi, come te, è in procinto di aprirla o ci sta rimuginando su da troppo tempo. A tale proposito, voglio farti ragionare su una questione: non ritieni che le tasse si paghino ugualmente in busta paga tramite prelievo dallo stipendio, qualora tu scegliessi di lavorare da dipendente? Sulla questione tasse, il punto è che ci sono. E per quanto ingiusto sia pagarle così elevate, ci saranno sempre. Forse verranno momenti migliori in cui il livello si abbasserà e ci lasceranno guadagnare senza lo spettro dell’INPS. Tutto sta al saperle gestire. Anche in un’azienda, se si compiessero spese folli, se non ci fosse un minimo di controllo di gestione delle risorse e delle finanze e se non ci fossero introiti, si fallirebbe senza sé e senza ma. Quando apri la partita IVA diventi una ditta a tutti gli effetti. Dovrai saper gestire le ore di lavoro, tenere i documenti in maniera ordinata, gestire i pagamenti dei clienti e gli eventuali fornitori. Dovrai, insomma, gestire tutto l’apparato burocratico e fiscale, oltre a quello lavorativo.

Vuoi iniziare da zero e sei giovane?

Per iniziare in maniera piuttosto soft, il tuo commercialista ti proporrà sicuramente un regime agevolato come quello forfettario dei minimi. Questo tipo di partita IVA gode dell’aliquota più bassa, pari al 5% in termini di tasse. Non presenta costi da rendicontare e resta invariata fino al quinto anno, momento in cui passerà al 15%. Presenta dei limiti che se superati, ti condurranno ad un regime differenziato e, quasi sicuramente, non più agevolato. Questo limite però non deve spaventare, perché il mio, per esempio, è di 30.000 euro l’anno, cioè un guadagno medio di 2.500 € al mese. Mi auguro con tutto il cuore di arrivare a quella cifra nel minor tempo possibile ma ti garantisco che per chi inizia da zero, non è così facile e scontato raggiungerla.

La verità è che qualsiasi cosa sembra difficile finché non la si impara talmente bene da farla ad occhi chiusi

Come la tua ricetta preferita, il viottolo di casa in bici senza mani, la poesia di Natale o il passo di danza. Ciò che da giovane vorrei trovare più spesso tra i miei coetanei è la grinta e il coraggio di non dare troppo spazio alla negatività sociale, che peraltro ci sembra diffusa e generalizzata anche perché sparata troppo sui media tradizionali e digitali. Un po’ come è accaduto per il gruppo musicale dei The Rivingtons, band senza successo degli anni ’60 che produceva orecchiabili brani nonsense. Due loro canzoni hanno però conosciuto la gloria e l’immortalità grazie a un altro gruppo, ovvero i The Trashmen. Le due canzoni in questione sonoPapa-Oom-Mow-Mow” e “The Bird’s the Word” e sono le due basi musicali sfortunate che saranno mixate tra loro e con cui i The Trashmen realizzeranno “Surfin Bird”, un brano del 1963 e che è ancora oggi un successo planetario che tutti conosciamo, Peter Griffin incluso.

 

 

Nato dalle ceneri dei due pezzi sfortunati dei The Rivingtons, Surfin Bird è al tempo stesso l’apogeo e il declino dei The Trashman. Qual è la morale di questa storia? Prima di tutto che i limiti e i timori che ci imponiamo sono solo schemi mentali di fumo da spazzare via con una ventata di entusiasmo e che, molte volte, per raggiungere la cima, basta la dedizione. Qualsiasi scelta si compia in termini di soldi e di lavoro è giusta se fatta con la testa. Se ancora permangono dubbi, non esitare a chiedere e a fare domande e a informarti minuziosamente con ogni possibile fonte. Una volta che avrai risposto a tutto, però, prendi coscienza che sarà finalmente giunto il momento di agire, perché non c’è fallimento peggiore di restare fermi a guardare cosa fanno gli altri. Anche perché i The Trashmen, alla fine, non hanno mai più pubblicato un pezzo di successo dopo Surfin Bird.

 

<a href="https://sopralerighe.it/author/s-ciuffetelli/" target="_self">Silvia Ciuffetelli</a>

Silvia Ciuffetelli

Copywriter e consulente di web marketing a tempo pieno. Aspirante giornalista politica. Fermamente convinta che le migliori idee nascano a pancia piena.

Altro in Economia

Stefano Patuanelli è un bugiardo

Stefano Patuanelli è un bugiardo

https://streamable.com/305yt7 Il ministro ha annunciato in data 06/04/2020 alle ore 21.30 circa in una conferenza stampa il  prestito di euro 25.000,00 alle imprese senza istruttoria ecco quello che...

Qui o si fa l’Europa o si muore!

Da appassionato di storia Borbonica, mi costa tantissimo prendere in prestito la frase pronunciata da Garibaldi, riferita all’unificazione italiana naturalmente ……… Ma intanto speriamo di non fare...

Pin It on Pinterest

Shares