
Distopie reali: quando la narrativa anticipa il futuro
C’erano una volta dei libri che leggevamo come fantasie oscure, visioni esagerate di futuri impossibili. Oggi, invece, quelle pagine sembrano cronaca. Spaventosa, lucida, quasi profetica.
Recensione di una non-simpatizzante
Dal 10 febbraio è disponibile su Netflix lo spettacolo per la serie ‘Stand-up comedian’ di Beppe Grillo. Si tratta di una tipologia di spettacoli molto in voga nel panorama dell’intrattenimento americano, dove lo show è composto da un monologo e da un comico. Così ‘Grillo Vs Grillo’ è uno spettacolo dove il comico genovese, leader morale del Movimento Cinque Stelle, intrattiene il pubblico con un lungo monologo dai soliti toni per cui tutti lo conosciamo fin troppo bene.
La locandina del nuovo spettacolo di Beppe Grillo
Tra comicità ideologica e gusto comico
Mi sono fatta un’idea non appena ho finito di visionare tutto lo spettacolo che, non vi nego, ho diviso in due mandate perché il format visivo presuppone una soglia di attenzione alta e, probabilmente, non è la miglior scelta da guardare dopo una lunga giornata di lavoro. Forse perché questa tipologia di spettacolo funziona meglio per la comicità americana, che è più pop nel senso di popolare. Quella di Grillo è una comicità divenuta ideologica e, da non simpatizzante del suo Movimento, ho potuto godermi la sua comicità isterica concedendomi più di qualche risata. Oltre ogni previsione. Sì, perché di per sé lo spettacolo ha un ottimo gusto comico, veloce, scorrevole e diretto, anche quando le dissacrazioni riguardano la città di Genova, di cui non tutti possono conoscerne le dinamiche e comprendere il perché di determinate battute.
La visione di Beppe Grillo
Il discorso di Grillo ha sempre tre variabili al suo interno: la visione messianica, il turpiloquio esagerato e la comicità nuda. Quanto alla Visione, è chiaro che lo spettacolo sia uno dei tanti canali di distribuzione e diffusione del movimento politico a cui è legata la recente carriera di Grillo. Diffondere un discorso politico attraverso uno storytelling esilarante è quanto di più efficace possa esistere in comunicazione. Se ci pensi bene, molti dei leader politici più seguiti hanno sempre fatto uso di comicità e divertimento nelle occasioni pubbliche per piacere. Raccontare l’Italia tramite la comicità è stato anche il perno della comunicazione berlusconiana, ma non solo. Le sue barzellette su Rosy Bindi hanno creato il mito del cantastorie, capace a stare in mezzo alle persone, grazie alla sua presenza piacevole e divertente.
Questo accade in maniera uguale e contraria con Beppe Grillo
Non vorrei soffermarmi troppo sulle disamine politiche del caso perché è luogo di acceso dibattito che distoglierebbe l’attenzione dallo spettacolo del comico, non del politico. Chiaramente però è molto difficile, durante tutto lo spettacolo, scindere con precisione i momenti comici da quelli comico-politici. Un Grillo contro Grillo che si guarda indietro per capire gli errori politici e che si guarda avanti come soluzione a tutti i problemi del mondo. All’interno dello spettacolo riecheggiano numerose metafore bibliche e religiose che si alternano e spaccati di vita quotidiana, ricordi di infanzia e storie di una vecchia Genova di cui son rimasti solo i genovesi. La metafora dell’Arca di Noè, quella che mi è rimasta più impressa, racconta di come lo stesso personaggio biblico venne considerato pazzo da tutti i suoi cari per via del fatto che stesse costruendo una gigante barca in periodo di piena siccità. Quando però il diluvio sopraggiunse veramente, tutti vollero salire sull’Arca e scusarsi con Noè per averlo ritenuto un folle. Ecco, con questa storia Grillo rievoca ancora una volta i temi del Movimento, facendo intendere che anche chi lo ritiene un buffone da strada, prima o poi dovrà ricredersi e salire sull’Arca dei Cinque Stelle. Mi ha colpito non perché in qualche modo questo messaggio abbia suscitato in me la voglia di aderire al Movimento, ma perché l’utilizzo di questa tecnica narrativa evoca forti sensazioni di rafforzamento delle idee e di convincimento dei simpatizzanti. Una storia semplice può diventare l’intero filone narrativo di un movimento politico grazie alla quale convincere e allargare l’area di gradimento.
una stand up comedian tipica della cultura pop americana
Voto 8, in fin dei conti
Questo è uno degli intenti dello spettacolo teatrale di un Beppe Grillo contro il suo alter ego, travolto dalle vicende di Roma, amato e odiato dalla gente, trattato come un padre qualunque dalla famiglia e forgiato da una indelebile e indiscutibile matrice comica. Penso che ci vogliano ottime capacità comunicative per raccontarsi ad un pubblico dall’alto di un palco minimale. La dote di saper far ridere le persone anche quando il tema è delicato, come quando racconta il suo strano rapporto con il padre, è ciò che rende Beppe Grillo un comico di qualità indiscutibile. Se per un attimo, noi non simpatizzanti provassimo a scindere i due Beppe che si affrontano sul palco, riusciremmo a dimenticare ciò che non ci piace del Movimento e dei “grillini” per poter tornare ad apprezzare la genuinità del Beppe comico, urlone e a tratti spudorato. Ed è questo il senso che ho tratto dal suo spettacolo, ovvero la guerra interna che si disputa nello stomaco di questo discusso personaggio, a cavallo tra un’Italia da sbeffeggiare e un’Italia da rigovernare.
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