
Distopie reali: quando la narrativa anticipa il futuro
C’erano una volta dei libri che leggevamo come fantasie oscure, visioni esagerate di futuri impossibili. Oggi, invece, quelle pagine sembrano cronaca. Spaventosa, lucida, quasi profetica.
Natalia Ginzburg in un brano di “Le piccole virtù” ci invita a riflettere sull’educazione scolastica. E sugli errori che, come genitori, compiamo.
Che l’educazione scolastica sia sempre più deficitaria e inadeguata è evidente. La scuola italiana è ancora simile a cent’anni fa. Un modello che richiama esplicitamente quello della fabbrica: stretti banchetti, sedie, cattedre, lezioni da mandare giù, interrogazioni, competizione tra compagni di classe e conformismo a go go.
Eppure oggi accadono mutamenti epocali. Soprattutto nel modo di formarsi e informarsi. E se è vero che la scuola italiana risenta di una drammatica carenza di risorse, allo stesso tempo è evidente un’incapacità di ripensare se stessa in chiave contemporanea.
Ad aprirmi la mente è stata la scrittrice Natalia Ginzburg, che più di mezzo secolo fa aveva già le idee piuttosto chiare…
Tra il 1944 e il 1960 Natalia Ginzburg scriveva alcuni racconti e riflessioni, raccolti assieme con il titolo Le piccole virtù e pubblicati da Einaudi nel 1962.
Natalia aveva vissuto l’orrore del fascismo, violento con chi la pensasse diversamente. Violento verso suo marito, l’intellettuale Leone Ginzburg, torturato fino alla morte dai tedeschi per il suo noto impegno antifascista.
Ma il fascismo era violento anche verso le donne che osavano scrollarsi di dosso il ruolo opprimente di “angelo del focolare” per partecipare (addirittura!) alla vita culturale di un paese tutto da rifare.
Non vorrei aggiungere altro. Vi lascio ad alcune considerazioni della scrittrice che, tra i tanti temi, affronta quello dell’educazione scolastica (e di vita). Io le ho trovate di straordinaria attualità.
Come sempre, mi piacerebbe sapere cosa ne pensate voi…
«Al rendimento scolastico dei nostri figli, siamo soliti dare un’importanza che è del tutto infondata. E anche questo non è se non rispetto per la piccola virtù del successo.
Dovrebbe bastarci che non restassero troppo indietro agli altri, che non si facessero bocciare agli esami; ma noi non ci accontentiamo di questo; vogliamo, da loro, il successo, vogliamo che diano delle soddisfazioni al nostro orgoglio (…).
È falso che essi abbiano il dovere, di fronte a noi, d’esser bravi a scuola e di dare allo studio il meglio del loro ingegno. Il loro dovere di fronte a noi è puramente quello, visto che li abbiamo avviati agli studi, di andare avanti».
«Se il meglio delle loro energie e del loro ingegno sembra che lo sprechino, buttati in fondo a un divano a leggere romanzi stupidi, o scatenati in un prato a giocare a football, ancora una volta non possiamo sapere se veramente si tratti di spreco dell’energia e dell’impegno, o se anche questo, domani, in qualche forma che ora ignoriamo, darà frutti. Perché infinite sono le possibilità dello spirito.
Ma non dobbiamo lasciarci prendere, noi, i genitori, dal panico dell’insuccesso. I nostri rimproveri debbono essere come raffiche di vento o di temporale: violenti, ma subito dimenticati; nulla che possa oscurare la natura dei nostri rapporti coi nostri figli, intorbidarne la limpidità e la pace.
I nostri figli, noi siamo là per consolarli, se un insuccesso li ha addolorati; siamo là per fargli coraggio, se un insuccesso li ha mortificati. Siamo anche là per fargli abbassare la cresta, se un successo li ha insuperbiti.
Siamo per ridurre la scuola nei suoi umili ed angusti confini; nulla che possa ipotecare il futuro; una semplice offerta di strumenti, fra i quali forse è possibile sceglierne uno di cui giovarsi domani».
«Per quanto riguarda l’educazione dei figli, penso che si debbano insegnar loro non le piccole virtù, ma le grandi. Non il risparmio, ma la generosità e l’indifferenza al denaro; non la prudenza, ma il coraggio e lo sprezzo del pericolo; non l’astuzia, ma la schiettezza e l’amore alla verità; non la diplomazia, ma l’amore al prossimo e l’abnegazione; non il desiderio del successo, ma il desiderio di essere e di sapere. Di solito invece facciamo il contrario: ci affrettiamo a insegnare il rispetto per le piccole virtù, fondando su di esse tutto il nostro sistema educativo».
C’erano una volta dei libri che leggevamo come fantasie oscure, visioni esagerate di futuri impossibili. Oggi, invece, quelle pagine sembrano cronaca. Spaventosa, lucida, quasi profetica.
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