
Distopie reali: quando la narrativa anticipa il futuro
C’erano una volta dei libri che leggevamo come fantasie oscure, visioni esagerate di futuri impossibili. Oggi, invece, quelle pagine sembrano cronaca. Spaventosa, lucida, quasi profetica.
L’automazione nei prossimi anni spazzerà via milioni di posti di lavoro. Così, il buon Bill Gates propone di tassare i robot. Ma è davvero possibile?
Partiamo dal principio. Qualche giorno fa Bill Gates ha rilasciato un’intervista alla testata Quartz in cui ha ventilato l’ipotesi di tassare i robot.
Secondo lui: “L’uso di robot può generare profitti ottenuti da risparmi sul costo del lavoro, ragion per cui i robot potrebbero pagare imposte minori rispetto a quelle imposte agli umani, ma dovrebbero comunque pagarle (…). L’uso dei robot deve aiutare a liberare un numero maggiore di persone che possano essere impiegate in altri tipi di lavoro, quelli che solo gli esseri umani possono svolgere”.
Il tema sollevato dal fondatore di Microsoft è più serio di quanto possa sembrare. Perché nei prossimi anni l’automazione avrà un effetto tsunami sull’occupazione.
Secondo una previsione della società di consulenza McKinsey i settori lavorativi destinati ad una completa automazione attualmente sono inferiori al 5%, se si tiene conto della «tecnologia attuale».
Ma, guardando al prossimo futuro, con le «tecnologie già sperimentate» potremmo arrivare ad automatizzare il 45% delle attività attualmente svolte da esseri umani.
Non a caso Gates, nella suddetta intervista, ha parlato anche della necessità di contenimento della velocità del processo di automazione.
La faccenda di tassare i robot è più complicata di quel che si pensi. In tempi di crisi, aggiungere imposte costituirebbe un duro colpo per l’imprenditoria (specie se consideriamo la debolezza del settore produttivo di paesi come l’Italia). Tanto che l’economista Carlo Alberto Carnevale Maffè, senza giri di parole, ha definito la proposta un’«idiozia economica».
D’altra parte, è pur vero che le imprese potranno beneficiare di un incremento di utili strettamente legato all’automazione in termini di produttività e di sfoltimento delle risorse umane.
Per tali motivi, il CEO di Tesla Elon Musk – tra i tanti – ha proposto di istituire un reddito di base universale per far fronte al problema dei nuovi disoccupati. Bill Gates, tuttavia, non sembra essere molto d’accordo sull’argomento.
Eppure, se l’impatto dell’automazione sarà forte come previsto, è chiaro che bisognerà intervenire in qualche modo a favore degli ex lavoratori (anche in termini di formazione per le nuove professioni che nasceranno).
No, non soffro di deliri di onnipotenza, state tranquilli! Adesso vi spiego perché… L’anno scorso il Sunday Times che ha accusato Microsoft di aver evaso 100 milioni di sterline nel Regno Unito (nel periodo 2011-2016). Poi si è scoperto che il colosso informatico ha stipulato un accordo legale (coperto da segreto) con il Governo inglese.
In sintesi, Microsoft ha licenza di intestare le fatture alla sede locale in Irlanda, fino al termine di quest’anno. E ci guadagna chiaramente, poiché in Irlanda l’imposta sulla società è nettamente inferiore rispetto a quella britannica.
Questa discutibile pratica sembra non riguardare solo Microsoft, ma anche gli altri big del digitale – più in là parleremo anche di Apple – coinvolti in controversie con il fisco di diversi paesi.
E adesso, finalmente, posso tirare fuori dal cilindro la mia idea che sfida quella di Bill Gates!
Non mi occupo di economia ma, riflettendo sulla questione, ho avuto un lampo di genio e mi sono chiesto: non sarebbe più semplice (e più equo) far pagare a questi grandi colossi le tasse, come tutti quanti gli altri? Con quelle entrate magari potremmo cominciare ad equipaggiarci per il futuro, senza farci cogliere impreparati. Voi che ne pensate? È un’«idiozia economica» anche questa?
Un’ultima cosa importante: Il Parlamento europeo qualche giorno fa ha varato una risoluzione sul tema in questione. Ma sia l’idea di tassare i robot, che quella del reddito di cittadinanza per i soggetti che perderanno il lavoro sono state stralciate.
Speriamo soltanto che non sia un modo di procrastinare un problema, per poi piangere, inutilmente, sul latte versato.
C’erano una volta dei libri che leggevamo come fantasie oscure, visioni esagerate di futuri impossibili. Oggi, invece, quelle pagine sembrano cronaca. Spaventosa, lucida, quasi profetica.
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