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MIA: il nuovo sussidio che sostituisce il reddito di cittadinanza. Cosa cambia per i beneficiari?

Il governo ha introdotto il MIA, una nuova misura per l’inclusione attiva che riforma il reddito di cittadinanza. Il MIA prevede requisiti, importi e condizioni diversi a seconda che i beneficiari siano occupabili o non occupabili. Il MIA ha suscitato dibattito e polemiche.
MIA: il nuovo sussidio che sostituisce il reddito di cittadinanza. Cosa cambia per i beneficiari?

Il governo ha deciso di riformare il reddito di cittadinanza, il sussidio introdotto nel 2019 per contrastare la povertà e favorire l’inclusione sociale e lavorativa. Il nuovo nome della misura è MIA, acronimo di Misura per l’Inclusione Attiva. Il MIA entrerà in vigore dal prossimo settembre e prevede una serie di cambiamenti rispetto al precedente reddito di cittadinanza.

Il primo cambiamento riguarda i requisiti per accedere al sussidio. Il MIA sarà destinato a due categorie di beneficiari: i non occupabili e gli occupabili. I non occupabili sono coloro che hanno più di 67 anni o che sono affetti da gravi disabilità. Gli occupabili sono invece coloro che hanno meno di 67 anni e che sono in grado di lavorare.

I requisiti economici per accedere al MIA saranno gli stessi del reddito di cittadinanza: un ISEE inferiore a 9.360 euro e un patrimonio mobiliare inferiore a 6.000 euro (aumentabile in base alla composizione del nucleo familiare). Inoltre, i beneficiari dovranno risiedere in Italia da almeno dieci anni, di cui gli ultimi due continuativamente¹.

Il secondo cambiamento riguarda gli importi del sussidio. Il MIA prevede due livelli diversi di erogazione: uno per i non occupabili e uno per gli occupabili. I non occupabili riceveranno una somma fissa mensile pari a 500 euro, indipendentemente dalla composizione del nucleo familiare. Gli occupabili riceveranno invece una somma variabile tra 375 e 500 euro al mese¹, calcolata in base alla differenza tra il reddito familiare e la soglia minima garantita dal MIA.

La soglia minima garantita dal MIA sarà pari a 6 mila euro annui per i single e aumenterà progressivamente fino a un massimo di 12 mila euro annui per le famiglie con più componenti⁴. Per esempio, una famiglia con due figli avrà una soglia minima garantita pari a 10 mila euro annui.

Se il suo reddito familiare sarà pari a zero, riceverà un sussidio mensile pari a

(10.000 – 0) / 12 = 833 euro.

Se il suo reddito familiare sarà pari a 5 mila euro annui, riceverà un sussidio mensile pari a

(10.000 – 5.000) / 12 = 417 euro.

Il terzo cambiamento riguarda le condizioni per mantenere il sussidio. Il MIA richiederà ai beneficiari non solo di aderire ad un patto per l’inclusione sociale e lavorativa, ma anche di partecipare attivamente ad attività utili alla collettività (come volontariato o servizi sociali). Inoltre, i beneficiari dovranno dimostrare ogni sei mesi la loro situazione economica e lavorativa⁴.

Il governo sostiene che il MIA sia una misura più equa ed efficace del reddito di cittadinanza, perché mira a ridurre la povertà assoluta senza disincentivare la ricerca del lavoro. Tuttavia, il MIA ha anche suscitato molte critiche da parte dell’opposizione e dei movimenti sociali, che lo ritengono una misura insufficiente e punitiva nei confronti dei più deboli. Secondo le stime ufficiali, il MIA ridurrà il numero dei beneficiari da circa cinque milioni a circa tre milioni.

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Sull'autore

Bartolomeo D'Alia

Da sempre grande appassionato del mondo Hi-Tech, si occupa di software ed integrazione dei sistemi IT. E' un teorico della salita della scimmia, un fenomeno che porta le sue vittime a desiderare follemente gli oggetti che ruotano intorno alle proprie passioni.

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