
Distopie reali: quando la narrativa anticipa il futuro
C’erano una volta dei libri che leggevamo come fantasie oscure, visioni esagerate di futuri impossibili. Oggi, invece, quelle pagine sembrano cronaca. Spaventosa, lucida, quasi profetica.
Lidia Vignola è un’archeologa e scrittrice siciliana, da diversi anni vive e lavora nella Terra dei Fuochi e ha scelto di raccontarci una storia.
Ieri pomeriggio ho avuto il piacere di partecipare alla presentazione del libro “La memoria del fuoco” di Lidia Vignola, edito da LiberArcheologia, nell’ambito della rassegna casertana “Le Piazze del Sapere” e “Letture di gusto“.
Dopo le lunghe introduzioni dei politici di turno finalmente è stato dato spazio all’autrice e alla sua opera.
Scelgo di scrivere questo articolo in modo diverso, lo voglio fare attraverso le emozioni che solo un’autrice, un’archeologa, un’eroina come Lidia Vignola può dare.
La memoria del fuoco è un libro che va letto, pensato, respirato, un libro che ti fa sognare una professione eroica, come quella di una giovane archeologa in terra dei fuochi, ma al tempo stesso ti trasmette paura, senso di ammirazione e voglia di fare.
Una delle parole chiave di questo libro è fare, nel significato di non stare lì a girarsi i pollici ma di fare qualcosa per la propria terra, sviluppare un senso di amore e appartenenza per i propri luoghi nel moda sano e giusto, senza sfociare in stupidi nazionalismi.
L’autrice ci da il benvenuto nel suo mondo, lo fa con il mezzo del racconto a un figlio, ci fornisce una torcia per sbirciare nel suo passato e nella sua storia.
Ed è attraverso la sua storia che ce ne racconta tante altre…
Storie di miti, di Campania Felix, di baroni universitari, di incendi notturni, archeomafie…
Lidia ci apre le porte e con le sue parole ci chiede di restare, ma si sa non tutti restano, non tutti combattono. A volte si rimane fuori al freddo ad aspettare che il gruppo arrivi.
Alla domanda sul perchè c’era la necessità di scrivere un libro del genere l’autrice ha risposto in questo modo: “racconto questa storia perchè è collegata a molte altre, non esistono racconti da soli […] Credo nel tirar fuori dalle persone quello che già hanno dentro e spero che anche con la mia storia molte persone possano capire di poter fare qualcosa” .
Durante la presentazione è intervenuto anche Tsao Cevoli, fondatore dell’Associazione nazionale archeologi, che ci ha spiegato cosa significa essere un archeologo.
“Svolgere questa professione non significa stare nel deserto a scavare con il pennellino, spesso significa essere in prima linea nell’attività di tutela. L’archeologo evita che una ruspa possa distruggere qualcosa di antico. L’archeologo crea senso di comunità, laddove non c’è memoria o consapevolezza del territorio. Dove non c’è tutto questo c’è alienazione dal territorio che a sua volta porta a problematiche serie come il vandalismo. L’archeologia può costruire dei legami. Il patrimonio culturale è la radice dell’Italia.”
Gli elementi portanti di questo libro sono la terra e il fuoco intesi come memoria, vita, distruzione. La terra non dimentica e la veridicità di questa frase deve darci la misura di quanto sia importante leggere uun romanzo di denuncia del genere. Forse non troveremo il nome dell’autrice sui grandi giornali, forse questo libro non venderà milioni di copie ma da giovane donna della Terra dei Fuochi e da ex studentessa di archeologia vi chiedo di leggerlo e diffonderlo.
Questo libro ci mette davanti alle nostre responsabilità, dopo averlo letto vi chiederete: “ed io cosa ho fatto mentre la mia terra bruciava? Cosa ho fatto mentre ci rubavano la storia?“
C’erano una volta dei libri che leggevamo come fantasie oscure, visioni esagerate di futuri impossibili. Oggi, invece, quelle pagine sembrano cronaca. Spaventosa, lucida, quasi profetica.
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