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WIMBLEDON (Londra). Jannik Sinner l’ha fatto ancora, campione bis di Wimbledon dopo quattro set durissimi contro un Sascha Zverev mai così vicino e pericoloso.

Visti da Londra sono davvero lontanissimi i tempi dell’Australia, quando a gennaio il tedesco quasi in lacrime si arrendeva nella finale dell’Australian Open dopo una partita senza partita.
Ora invece Sascha è arrivato all’ennesima finale della sua storia da campione Slam grazie al fresco titolo conquistato a Parigi, dove Alcaraz non c’era e Sinner ha fatto spaventare tutti (compreso se stesso) per un malore misterioso che lo ha messo fuori combattimento contro un Carneade della racchetta arrivato a due palline da una sonora batosta e invece trasformato in vincente per un insperato colpo di fortuna (sua).
Lo Zverev di Londra è più sicuro, vince il primo tie break e guarda al numero 1 con teutonico assalto al trono.
Ma il Re c’è. Eccome se c’è. Sinner guarda il Royal Box con il Principe Harry e la sua Kate e si ricorda di avere sangue blu nelle vene tipiche del fuoriclasse. Così per Zverev arriva lo stesso la decima sconfitta consecutiva: 6-7 7-6(2) 6-3 6-4, l’azzurro diventa il decimo tennista dell’Era Open a difendere con successo il titolo conquistato un anno prima.
Come se lo abbracciano, come se lo coccolano, il loro ragazzino campione. Darren Cahill e Simone Vagnozzi — anime pulsanti dell’angolo italiano — alla fine hanno parole al miele ma anche il tono di chi se l’è vista brutta dopo quei 18 games consecutivi persi al Roland Garros da uno zombie che sembrava Sinner: «Questo è il titolo più importante, dopo il tonfo di Parigi e le grandi preoccupazioni sulla salute. La preparazione è stata cambiata per il caldo e per non rivivere quei momenti di buio: ma Jannik è davvero il numero uno, ha reagito alla grande».

Dopo quasi 4 ore, infatti, Sinner ha chiuso il suo Wimbledon con uno di quei colpi meravigliosi che gli hanno permesso di surclassare Alexander Zverev, poi si è steso sul campo del Centrale. Non si è ripetuta spesso questa postura, anzi: è come se il ragazzo d’oro dai capelli rossi scegliesse con precisione i momenti da rendere ancora più iconici di una carriera senza precedenti.
Sinner steso a terra avvolto dall’ebrezza del trionfo lo abbiamo visto a Sydney per il suo primo Slam, a Torino per la sua prima Finale Master e di nuovo a Londra, stavolta per la sua seconda coppa consecutiva. Verrebbe voglia di dire «stenditi anche agli US Open», ma quella sarà un’altra storia.

Cosa passa nella testa di un campione? Come si carica quando soffre? Cosa pensa: è più difficile vincere oppure rivincere lo stesso titolo sognato fin da bambino?
Niente di tutto questo. Sinner pensava alla mamma. Anzi, era preoccupato per la mamma in tribuna: «È uscita due volte dal campo, so che lo fa quando teme il peggio. Non resiste». Invece per la signora del tennista più grande alla fine scatta solo una gioia liberatoria: il suo Jannik ha ribaltato la scena, scacciato i fantasmi e si è ripreso il trofeo del migliore. «Ora che hai vinto ancora, non mi piaci più», scherza al microfono Alexander Zverev, che al suo secondo Slam consecutivo ha sempre creduto, fino all’ultimo punto. «Ho dato la vita per questo sport, so che stavolta il trionfo è davvero speciale», dice Sinner.

The day after, il giorno dopo che sapore ha il successo riconquistato? Chissà. Proprio oggi Sinner festeggia 80 settimane da numero 1 mentre il suo amico-rivale Carlos Alcaraz, fermo per l’infortunio al polso da aprile, è stato scavalcato al secondo posto da Alexander Zverev. Lo spagnolo ha perso i 1300 punti della finale di Wimbledon 2025, mentre Jannik con il bis sull’erba londinese ha conservato i 2000 punti conquistati un anno fa. Un gap salito a 5290 punti: Sinner guida la graduatoria Atp con 13.450 punti, Alcaraz è terzo a quota 8160: è il divario più ampio mai raggiunto (nell’ottobre 2024 era a +4800). Zverev però non è più solo un «terzo incomodo» con i suoi 8480 punti.

Sinner è già nella leggenda. E — come ha detto Paolo Bertolucci — il suo regno non finirà presto. Anzi. «Lui sa andare a 100 all’ora e restare così per 4 ore. Anche Zverev è partito a 100 all’ora, ma è calato un pochino e ha perso di nuovo».
Il Re di Wimbledon è sempre lui: ha i capelli rossi e le parole gentili ma azzanna come un lupo delle montagne. E ci rende orgogliosi. Senza confini, senza distinzioni. Sud e Nord stretti sotto un unico Tricolore. God save The King Sinner.
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