
Distopie reali: quando la narrativa anticipa il futuro
C’erano una volta dei libri che leggevamo come fantasie oscure, visioni esagerate di futuri impossibili. Oggi, invece, quelle pagine sembrano cronaca. Spaventosa, lucida, quasi profetica.
L’Italia riscopre l’arte precolombiana grazie alla collezione della Fondazione Giancarlo Ligabue, raccolta in decenni di attività nel Centro e nel Sud America.
Dopo una prima tappa al Museo Archeologico Nazionale di Firenze nel 2015, la mostra “Il mondo che non c’era” è esposta a Rovereto fino al 6 gennaio 2017 presso il Museo Civico di Rovereto, a Palazzo Alberti Poja.
La scoperta dell’America segna uno dei momenti più importanti nella storia dell’Umanità, tanto da essere considerata l’inizio della storia moderna. Da quel momento infatti l’uomo europeo si rende conto che il mondo è molto più grande di quello che ha sempre inteso. L’impatto degli Europei sul Nuovo Mondo d’altro canto è devastante: in poco più di tre generazioni scompaiono nel centro e sudamerica i grandi imperi, soppiantati da un Cristianesimo e da una civiltà imposti a forza e mal recepiti. La ricerca dell’Eldorado, da parte dei Conquistadores, forse non darà i risultati sperati, tuttavia porta in Europa grandi testimonianze delle culture indigene prima che esse vengano travolte per sempre dalle armi e dalle malattie degli Europei.
Il Centro Ricerche Ligabue da decenni conduce missioni archeologiche in Sudamerica e nel Centro America. Lo scopo è quello di restituire la storia a popolazioni cui è stata strappata via malamente nel corso del XVI e XVII secolo. Ciò che viene raccontato in mostra attraverso gli oggetti è la storia delle culture che abitarono le Americhe anche molto prima dell’arrivo degli Europei. Dal Messico alle Ande, dai Maia agli Inca, agli Atzechi, dai Moche ai Nazca, ogni cultura ha lasciato traccia del suo passaggio, dei suoi riti, delle sue credenze religiose, della sua vita quotidiana. In mostra si trovano maschere, come quella d’oro di cultura Lambayeque, vasi dalle forme bizzarre, statuette antropomorfe o animali, urne cinerarie di cultura zapoteca, e ancora statuette realistiche della cultura di Veracruz, decorate con bitume dopo la cottura: oggetti che finalmente incontrano il pubblico italiano, poco avvezzo ad archeologie lontane dal Mediterraneo. Oggetti anche preziosi, ma che soprattutto raccontano una storia tanto lontana da noi e proprio per questo decisamente affascinante.
Dida immagine: credits: www.ilmondochenoncera.it
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