
Distopie reali: quando la narrativa anticipa il futuro
C’erano una volta dei libri che leggevamo come fantasie oscure, visioni esagerate di futuri impossibili. Oggi, invece, quelle pagine sembrano cronaca. Spaventosa, lucida, quasi profetica.
Si chiama “Father and Son – The game” ed è il videogioco destinato a rivoluzionare i musei. Sì, esattamente: si tratta di un videogioco commissionato, studiato e realizzato appositamente per il MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli, primo esempio in Italia e tra i pochi ancora al mondo.
Dalla primavera del 2017 sarà disponibile su App Store e Google Play, gratuitamente, in italiano e in inglese, il primo videogioco dedicato ad un museo italiano. Archeologico per giunta: a dimostrare che l’antico non è così lontano da noi, anzi. “Father and Son”, il cui sito web è già online http://www.fatherandsongame.com/ , nasce proprio con l’intento di avvicinare tutti, globalmente, al Museo Archeologico Nazionale di Napoli e alla città nella quale è immerso: i contenuti sono stati realizzati infatti dal direttore del Museo, Paolo Giulierini, insieme al prof. Ludovico Solima dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” con lo scopo di arrivare a nuovi pubblici con l’aiuto della tecnologia e della rete, in una prospettiva di audience engagement, ovvero di coinvolgimento attivo del visitatore (virtuale o reale che sia). Per la realizzazione è stato coinvolto il game-designer Fabio Viola, il quale ha accolto con entusiasmo la sfida (da anni egli persegue un progetto del genere, come ha raccontato in anteprima a Paestum, durante la Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico 2016, nel corso di un incontro dedicato proprio alle “nuove” tecnologie e alle formule per conquistare il pubblico con mezzi non convenzionali [evento a cura di Professione Archeologo e Archeopop: in quell’occasione era stata annunciata l’uscita del videogame del MANN]); il progetto è stato sviluppato da TuoMuseo.
Father and Son
Il gioco racconta il viaggio di un figlio alla scoperta di un padre archeologo che non ha mai conosciuto. Nel corso di questo viaggio il protagonista attraversa diverse epoche storiche, dall’età romana all’Egitto, arrivando all’età borbonica e alla Napoli di oggi. Il giocatore si identifica nel giovane figlio che si reca a Napoli dopo aver ricevuto una lettera dal padre. Il fulcro del videogame è il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, dove il figlio scopre ogni volta informazioni nuove sulla vita e sugli insegnamenti del proprio genitore; ma si svolge anche fuori, nelle vie di Napoli oltre che nelle sale del museo, attraversando varie epoche, come ad esempio il 79 d.C., anno dell’eruzione del Vesuvio che seppellì Pompei: in quel frangente il giocatore sarà virtualmente prima nella Pompei antica e poi nel sito archeologico attuale.
Il videogioco è una forma di racconto (storytelling, per dirla con termine che piace molto a chi si occupa di comunicazione) che mette al centro il protagonista, ovvero il giocatore stesso, il quale è coinvolto in prima persona. Un videogioco applicato ad un museo consente quindi di avvicinare incredibilmente il visitatore al messaggio del museo stesso, alle sue collezioni, alla sua storia. Nel caso del MANN, il museo vuole anche sfruttare le potenzialità del videogioco per accrescere non solo il suo pubblico reale, ma anche la propria notorietà a livello internazionale. Il settore dei videogiochi è in costante crescita, ed è un bacino nel quale la cultura ancora è poco presente.
Father and Son
Uno dei più importanti musei di arte antica in Italia, ospita la collezione Farnese di antichità, che vanta opere incredibili quali la grande statua in marmo dell’Ercole Farnese, e tantissimi materiali provenienti dagli scavi settecenteschi condotti dai Borboni nella città di Pompei, che fu scoperta proprio nel corso del Settecento. Ultimamente ha aperto al pubblico anche la sua cospicua collezione egizia, finora rimasta confinata nei magazzini.
C’erano una volta dei libri che leggevamo come fantasie oscure, visioni esagerate di futuri impossibili. Oggi, invece, quelle pagine sembrano cronaca. Spaventosa, lucida, quasi profetica.
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