
Distopie reali: quando la narrativa anticipa il futuro
C’erano una volta dei libri che leggevamo come fantasie oscure, visioni esagerate di futuri impossibili. Oggi, invece, quelle pagine sembrano cronaca. Spaventosa, lucida, quasi profetica.
Per il secondo appuntamento con la rubrica Ti porto al museo andiamo a Roma, nella capitale, a due passi dalla stazione Termini, vicinissimo al complesso monumentale delle Terme di Diocleziano: è Palazzo Massimo alle Terme, un museo che vanta una straordinaria collezione di arte antica. Scopriamola insieme: con la #domenicalmuseo l’ingresso è gratuito.
Il Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo alle Terme vanta una collezione di arte romana tra le più ricche e prestigiose d’Italia. Siamo a Roma, del resto, capitale dell’Impero. La collezione si sviluppa sui tre piani, più un piano interrato dedicato alle scoperte più recenti. Molti dei più grandi capolavori dell’arte antica si trovano esposti qui: non solo opere di statuaria e scultura, ma anche mosaici e bellissime testimonianze di pittura di età romana.
Al piano terra e al primo piano del museo si dispongono, lungo l’ampio corridoio che corre lungo il chiostro interno e nelle sale, molti esempi di ritrattistica romana di età repubblicana e imperiale. Opere come il Generale da Tivoli, la statua di un vecchio generale che se è ritratto in modo veristico in volto, ha invece il fisico di un eroe, muscoloso e prestante che conferisce all’insieme un certo stridore, ma che è espressione dell’arte romana del I secolo a.C.; un’ampia galleria di ritratti dei protagonisti della fine della Repubblica e l’inizio dell’Impero, come Giulio Cesare, il suo nemico Gneo Pompeo, il primo imperatore Ottaviano Augusto, Livia sua moglie, e poi gli imperatori Caligola e Nerone ci accompagna per le sale, dove poi incontriamo due grandissimi capolavori, originali in bronzo greci: la statua del Pugilatore, attribuita forse addirittura a Lisippo, e la statua del Perseo, un atleta dalla muscolatura esagerata, in piedi, nudo, poggiato alla sua lancia. Il Pugilatore invece è seduto, stanco dopo la lotta, le mani ancora fasciate dalle bende, l’orecchio tumefatto per le molte ferite ricevute nel corso di altri scontri, e si volta a destra, ad ascoltare il momento in cui verrà decretato il nome del vincitore.
il pugilatore
L’esposizione prosegue al secondo piano: una splendida aula illuminata accoglie tanti capolavori dell’arte antica in marmo: il discobolo in duplice copia, per esempio, atleti ed eroi, dei e dee; in una sala attigua le decorazioni bronzee delle navi di Nemi, navi che appartennero all’imperatore Caligola e che però affondarono nel lago, dove furono poi riscoperte nella prima metà del Novecento. Tra le opere più suggestive il sarcofago di Portonaccio, sul quale è scolpita una concitata scena di battaglia, appartenuto ad un ufficiale romano sotto il comando dell’Imperatore Marco Aurelio nella guerra contro i Marcomanni, popolazione germanica, negli anni 172-175 d.C.
Al terzo piano è protagonista la pittura parietale. Non abbiamo tantissime testimonianze delle conoscenze pittoriche dei Romani: Pompei, per le circostanti eccezionali della sua distruzione e al tempo stesso conservazione, ci permette di capire come fossero decorate le pareti delle case dei Romani; altri casi si sono conservati, del tutto eccezionalmente, anche a Roma. L’esempio più noto e più spettacolare è l’ambiente decorato a giardino della Villa di Livia a Primaporta. La dimora della moglie di Augusto, scoperta nel corso dell’Ottocento, ha restituito infatti un ambiente perfettamente conservato dipinto, sulle quattro pareti, a riprodurre un giardino con alberi, fiori, essenze e uccelli: si nota una grandissima cura nella resa delle piante e degli animali, perfettamente riconoscibili. Questo ambiente della villa è stato completamente ricostruito in una sala del museo. Altre pitture parietali esposte al piano sono quelle tratte dalla Villa della Farnesina, della quale sono riprodotti anche gli ambienti, per dare conto dei volumi e dell’integrità della conservazione.
Il museo ha anche un piano interrato al quale si trova una sezione dedicata alla moneta dall’antichità ai giorni nostri, una breve sezione, molto didattica, dedicata alla vita quotidiana dei Romani e infine un ambiente dedicato alla scoperta archeologica più sensazionale degli ultimi anni: le insegne dell’imperatore Massenzio rinvenute alle pendici del Palatino.
C’erano una volta dei libri che leggevamo come fantasie oscure, visioni esagerate di futuri impossibili. Oggi, invece, quelle pagine sembrano cronaca. Spaventosa, lucida, quasi profetica.
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