
Distopie reali: quando la narrativa anticipa il futuro
C’erano una volta dei libri che leggevamo come fantasie oscure, visioni esagerate di futuri impossibili. Oggi, invece, quelle pagine sembrano cronaca. Spaventosa, lucida, quasi profetica.
“Imperia, città dei musei”: questo l’annuncio del sindaco di Imperia Capacci, durante l’inaugurazione del Museo Navale Internazionale di Imperia; un museo nuovo, dedicato all’anima vera del capoluogo del Ponente Ligure: il mare.
“Imperia città di musei”: questo è ciò che ha auspicato il sindaco di Imperia Capacci durante l’inaugurazione, il 30 gennaio, del nuovo Museo Navale Internazionale di Imperia. L’ultimo nato dell’offerta culturale della città ligure, dopo il Museo dell’Olivo, il museo delle telecomunicazioni di Oliveto, il Museo del Presepe, il Museo del Clown di Villa Grock e il Museo di Arte Contemporanea a Villa Faravelli. Un patrimonio culturale che dev’essere valorizzato, dice a ragione il sindaco, e che ancora stenta a farsi conoscere al di fuori della città. Occorre far sistema, dice, promuovere è la parola chiave. Già, ma quali sono i musei di Imperia?
Il 30 gennaio è stato inaugurato l’ultimo nato dei musei imperiesi. Un museo che racconta il profondo legame tra la città e il mare fin da tempi remotissimi: l’esposizione prende avvio proprio dai dolia della nave romana di Diano Marina, Felix Pacata, scoperta alla fine degli anni ’70 al largo di Diano con il suo carico di grossi ziri (dolia in latino) nei quali anticamente dovevano essere stivate granaglie oppure vino. Prosegue poi con il racconto del rimorchiatore Artiglio, che fu il primo a recuperare un carico di anfore romane dalla nave romana di Albenga, a metà del Novecento, salvo poi finire esso stesso affondato; vi è poi la ricostruzione del mercantile Sestriere, con alcuni apparati interattivi grazie ai quali si può parlare con i marinai; vi è poi una sezione dedicata allo sport della vela e alla vita in mare; la sezione dedicata al Santuario dei Cetacei, nel Mar Ligure; e una collezione fin troppo vasta di modellini di navi e di divise da ufficiali e marinai di tutti i tempi.
Il museo dell’Olivo è il museo privato dell’azienda olearia Carli, e consiste in una ricchissima collezione dedicata all’olio e all’olivo, alle sue funzioni e al suo utilizzo in tutte le epoche, a partire dai Greci, passando per le anfore e le lucerne dei Romani, con la ricostruzione della stiva di una nave romana zeppa di anfore, e fino ai giorni nostri, con la ricostruzione, tra l’altro, di un tipico frantoio ligure a trazione animale (il gumbo, in dialetto), e di uno a trazione umana, a grandezza naturale.
Il museo del Presepe è dedicato ad un presepe genovese del Settecento, costituito da 113 statuette realizzate dallo scultore Anton Maria Maragliano per una ricca committenza, che descrivono la vita, gli usi e i costumi della Liguria e della Genova del XVIII secolo. Una testimonianza preziosa sia di arte che di storia della Liguria.
Il Museo di Arte Contemporanea MACI è allestito nella splendida Villa Faravelli, degli anni ’40 del Novecento, e ospita la collezione di arte contemporanea donata alla città di Imperia dall’Architetto Lino Invernizzi, nella quale spiccano opere di Lucio Fontana, Marino Marini e Robert Delaunay.
Un’altra splendida villa, con un bellissimo giardino, ospita il Museo del Clown: è Villa Grock, che appartenne al clown Adrien Wettach: il percorso museale si snoda nel sontuoso giardino e nella villa liberty, con apparati didattici interattivi e immersivi, coinvolgenti proprio come doveva essere coinvolgente come gli spettacoli di questo clown che, negli anni ’20, era acclamatissimo nel mondo dell’arte.
Il museo della comunicazione “Voci nell’etere”, in frazione Oliveto, è una ricchissima collezione di radio, telefoni, telegrafi, apparecchi utilizzati nel mondo della telecomunicazione: circa 500 pezzi rarissimi che fanno di questa collezione un piccolo gioiello per gli appassionati del genere.
Per promuovere i musei di Imperia non basta parlarne solo in conferenza stampa, come ha fatto il sindaco il 30 gennaio. Occorre studiare strategie non solo per diffondere la conoscenza – un museo non visitato solitamente è un museo di cui si ignora l’esistenza – ma anche per invogliare il pubblico a visitarli: non sarebbe una cattiva idea una card dei musei, per esempio, come si fa in tante città italiane: così i musei più noti, come il museo dell’Olivo e quello del Presepe, potrebbero trascinare gli altri. Occorre poi che i singoli musei siano in grado di comunicare da soli col pubblico, con propri siti web e account social, necessari oggi se si vuole entrare in contatto con un sempre maggior numero di persone. Il Museo Navale Internazionale appena inaugurato al momento non ha nulla di tutto ciò, e non è ancora neanche del tutto completo l’allestimento. (il Planetario verrà realizzato prossimamente). È auspicabile che possa diventare al più presto una realtà culturale viva e vitale di Imperia, città che per vocazione è legata al mare.
C’erano una volta dei libri che leggevamo come fantasie oscure, visioni esagerate di futuri impossibili. Oggi, invece, quelle pagine sembrano cronaca. Spaventosa, lucida, quasi profetica.
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