
Distopie reali: quando la narrativa anticipa il futuro
C’erano una volta dei libri che leggevamo come fantasie oscure, visioni esagerate di futuri impossibili. Oggi, invece, quelle pagine sembrano cronaca. Spaventosa, lucida, quasi profetica.
Pochi giorni fa la Grecia ha rifiutato a Gucci l’affitto dell’Acropoli di Atene per una sfilata. A Firenze la Ministra Koniordou ha spiegato le ragioni del no.
La notizia, di pochi giorni fa, ha fatto il giro del mondo: il brand di moda Gucci ha chiesto alla Grecia il permesso di poter fare una breve sfilata sull’Acropoli di Atene, sullo sfondo del Partenone, dietro un compenso di cui non si conosce l’entità (si parla financo di 55 milioni di euro!), ma che deve aver avuto tutti i presupposti di “un’offerta che non si può rifiutare”. E invece la Grecia ha rifiutato, eccome.
La notizia ha diviso l’opinione pubblica e ha avuto ampio risalto in Italia, dove la Valle dei Templi di Agrigento da subito si è candidata come set alternativo per Gucci, e in Grecia, dov’è sempre viva e aperta la ferita dei marmi del Partenone.
Bisogna fare un passo indietro. Agli inizi dell’800 Lord Elgin, diplomatico inglese ad Atene, ottenne in modo non proprio pulito dal governo Ottomano di prelevare e portar via tutte le sculture del tempio greco sull’Acropoli ancora in posto, le imbarcò per portarle in Madrepatria, addirittura fece naufragio (e molti materiali andarono perduti per sempre), e giunto a Londra provò a venderle al governo inglese. Dopo lunghe trattative, e pagando ad Elgin una cifra irrisoria, il Governo acquisì i marmi del Partenone che da quel momento furono esposti al British Museum. Dagli anni ’80 del ‘900 la Grecia ha cominciato a richiedere insistentemente la restituzione dei marmi: portabandiera di questo movimento è stata Melina Merkouri, all’epoca ministra della cultura greca. Da allora è contesa aperta: la Grecia chiede i marmi, il Regno Unito rifiuta. Ad Atene il nuovo Museo dell’Acropoli è concepito apposta per accogliere i marmi quando saranno restituiti. Perché, ne sono convinti, i marmi dovranno essere restituiti. In tutta Europa, e nello stesso Regno Unito!, sono sorti comitati per la restituzione. Da ultimo, il Comitato Italiano per la Riunificazione dei Marmi.
Proprio di quest’antica contesa si è parlato a Firenze, durante TourismA in occasione della presentazione del Comitato Italiano per la Riunificazione dei Marmi. Presieduto da Louis Godart, Consigliere per i Beni Culturali del Presidente della Repubblica Italiana, e presentato ufficialmente in una tavola rotonda moderata dall’archeologa Stefania Berutti, il Comitato ha visto la sua nascita sotto gli auspici della Ministra della cultura greca Lydia Koniordou la quale ha sottolineato il ruolo del Partenone come simbolo dei simboli, come vero bigbang della cultura non solo greca, ma occidentale.
È proprio in quest’occasione, in cui si è ribadita l’importanza di riunificare il Partenone, di ricongiungere cioè le sculture dei frontoni, delle metope esterne e del fregio interno, che alla ministra è stato chiesto di commentare la recente vicenda di Gucci e l’Acropoli. Molto sentita e appassionata la risposta della Ministra Koniourdou, che ha ribadito ancora il valore simbolico e identitario del monumento e del sito sul quale sorge. Si è consultata con il Consiglio Nazionale degli Archeologi Greci in merito alla richiesta di Gucci e, preso atto del parere negativo, è stata lieta di poter firmare no. E a quanti hanno visto nella proposta di Gucci un aiuto economico non indifferente per una Grecia in difficoltà finanziarie, la Ministra risponde che non bisogna guardare solo alle questioni economiche, che ci vuole un’inversione di tendenza e un cambio di mentalità. E in questo cambio di mentalità il ritorno dei marmi Elgin ad Atene sarebbe un grandissimo passo culturale verso un’idea di Europa davvero, finalmente, unita.
C’erano una volta dei libri che leggevamo come fantasie oscure, visioni esagerate di futuri impossibili. Oggi, invece, quelle pagine sembrano cronaca. Spaventosa, lucida, quasi profetica.
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